Fondamenti del trattamento craniale: Meccanismo respiratorio primario e secondario

Il meccanismo respiratorio primario

L’osteopatia in ambito craniale è principalmente inerente a due fenomeni fisiologici:

a.    Il movimento delle strutture craniche
b.    Un impulso presente all’interno del cranio

 

Il primo a riconoscere tale sistema fu William Garner Sutherland D.O., nel 1939. I suoi studi furono pubblicati in un piccolo volume chiamato “The Cranial Bowl”.
L’intero organismo viene concepito come un’unità di funzionamento fisiologico denominato “Meccanismo di respirazione primario”, che include i fenomeni sottoelencati:


A.    La mobilità intrinseca dell’encefalo e del midollo spinale;

 

B.    La fluttuazione del liquido cefalo-rachideo;
 

C.    La mobilità delle membrane all’interno del cranio e della colonna vertebrale (membrane a tensione reciproca);
 

D.    La mobilità delle ossa craniche;
 

E.    La mobilità involontaria dell’osso sacro fra le ossa iliache.

F. La mobilità intrinseca dell’encefalo e del midollo spinale

Molti riferimenti in letteratura confermano l’esistenza del movimento cerebrale.

Sono stati osservati quattro movimenti precisi in attività:


1.    Una pulsazione sincrona con le contrazioni cardiache;
2.    Una pulsazione che coincide con i cambiamenti di pressione respiratoria associati a inspirazione ed espirazione;
3.    Un’onda non in relazione né con la frequenza cardiaca, né con la respirazione, ma che mantiene costantemente il suo ciclo;
4.    Una pulsazione ondulatoria che non è stata identificata.

 


La fluttuazione del liquido cefalorachideo

Per “fluttuazione del liquido cefalorachideo” si descrive sia la ciclicità di impulso per minuto, che l’azione idrodinamica del liquido ed il suo potenziale elettrico.


La mobilità delle membrane intracraniche ed intervertebrali

Le membrane intracraniche si suddividono nelle tre “falci” presenti nel cranio.
 

Vengono suddivise in:

1.    Falce cerebrale (Prolungamento della dura madre in forma di setto verticale e mediano che si insinua tra i due emisferi cerebrali; anteriormente si inserisce sull’apofisi crista galli dell’etmoide, indietro cade perpendicolarmente sulla tenda del cervelletto che solleva e mantiene tesa. Lungo i suoi margini essa è percorsa da seni venosi: il grande seno sagittale inferiore, in corrispondenza del margine libero; il seno retto, in corrispondenza della linea d’attacco della falce sulla tenda del cervelletto);
 

2.    Due falci che formano il tentorio cerebrale.
 

Esse trovano asilo ed ancoraggio in svariati punti delle protuberanze ossee intracraniche.
 

Il “Fulcro di Sutherland”, dove la falce si unisce al tentorio, è il centro funzionale delle membrane a tensione reciproca. È un fulcro sospeso che slitta in maniera autonoma.
I seni venosi sono localizzati all’interno degli strati delle membrane a tensione reciproca ed in essi il movimento del sangue è attivato da questo movimento ritmico.

La falce cerebellare è il setto verticale e mediano situato nella parte posteriore della scatola cranica tra i due emisferi cerebellari. Si estende caudalmente dal seno retto e crea un collegamento con la membrana intraspinale sottostante, andando a formare l’importantissimo legame fra il meccanismo articolare membranoso del cranio e dell’osso sacro.
Ha la forma di un tubo che circonda il midollo spinale. È saldamente attaccato al foro magno e ai corpi della seconda e terza vertebra cervicale.

Le meningi del midollo spinale costituiscono la membrana di tensione reciproca spinale, che serve a collegare il cranio all’osso sacro.
L’intero complesso rappresenta unità di funzione.

 

Queste tre falci della dura madre, date le forze meccaniche che si scambiano di continuo, vengono definite “membrane a tensione reciproca” e sono direttamente coinvolte nel meccanismo respiratorio primario.

Funzionano come la molla di tensione nell’ingranaggio d’equilibrio di un orologio, che ne limita il movimento oscillatorio. Le membrane a tensione reciproca regolano e mantengono il movimento avanti e indietro delle ossa craniche, durante il ciclo respiratorio.

 

 


La mobilità articolare delle ossa craniche

Contrariamente a quanto in origine si pensava, il cranio non è una struttura immobile. Questa mobilità articolare può essere rilevata elettronicamente, e costituisce le basi di importanti procedure diagnostiche e terapeutiche. La mobilità involontaria dell’osso sacro fra le ossa iliache.

Si tratta di una mobilità respiratoria involontaria, da distinguere dalla mobilità volontaria o posturale del sacro fra le ossa iliache. Rappresenta il prolungamento motorio di riflesso al movimento respiratorio primario che si genera per mezzo della dura madre spinale. 


Particolari del meccanismo di respirazione primario

Nel concetto craniale, la respirazione interna dei tessuti è considerata strettamente alla funzione del liquido cefalorachideo e si attua non solo all’interno del cranio, bensì da parte di tutto il corpo grazie ai canali di comunicazione aperti.

Il liquido cefalorachideo nella sua dispersione, produce un’alterazione metabolica nella biochimica e nel potenziale elettrico di tutte le cellule. Forse, nessuna alterazione tissutale è di maggiore importanza quanto quella del pavimento del IV ventricolo, dove hanno sede tutti i centri fisiologici del corpo, quali i regolatori dell’attività circolatoria, quelli dell’attività digestiva, quelli atti all’eliminazione e quelli legati ad ogni altra attività di omeostasi, inclusa la respirazione polmonare.
 

Il meccanismo di respirazione primario riveste un ruolo fondamentale nella coordinazione della risposta patologica allo stato di salute o di malattia.
Nella fase di inspirazione del meccanismo di respirazione primario, le ossa della linea mediana del cranio (occipite, sfenoide, etmoide, vomere) si muovono fisiologicamente in flessione attorno ad un asse trasversale. Nello stesso tempo le coppie di ossa periferiche (frontali, temporali, parietali, mascellari, palatine, zigomatiche) compiono una rotazione esterna.

 

Estensione e rotazione interna si attuano nella fase di espirazione.
Nel movimento involontario (o fisiologico) del sacro fra le ossa iliache, si manifesta una trazione della dura spinale in direzione cefalica, dovuta al sollevamento dell’inserzione, attorno al forame magno, di queste stesse membrane. Grazie a tale meccanismo, la base del sacro è sospinta supero-posteriormente, mentre l’apice si muove in direzione della sinfisi pubblica.
Questa è la flessione respiratoria del sacro che si manifesta durante la fase di inspirazione. Tale movimento è palpabile.
La frequenza dell’impulso ritmico craniale, rilevato alla palpazione o con registrazione elettronica è compresa fra i 10 e i 14 cicli difasici al minuto.
Il meccanismo di respirazione primario è sempre presente per tutta la vita ed anche poco oltre. È rilevabile fino a quindici minuti dopo la cessazione di ogni attività organica; cioè dopo la morte.


È indipendente anche all’apnea: se si trattiene il respiro, i polmoni non eseguono lo svuotamento, perciò sono fermi; ma l’attività di respirazione primaria cranica persiste indipendente.


Nel trattamento craniale è possibile utilizzare l’attività respiratoria polmonare che, all’occorrenza, risulta sincrona.
Se la fisiologia del liquido cefalorachideo dovesse essere disturbata, potrebbe verificarsi una netta alterazione nel metabolismo dei centri fisiologici nel pavimento del IV ventricolo, come pure nella biochimica e nella continuità idrodinamica attraverso tutto il corpo. 


Classificazione delle lesioni del meccanismo di respirazione primario

1.    Secondo il tipo:
a.    Fluidica, qualsiasi alterazione del ritmo, del volume, della velocità della fluttuazione, della composizione o disposizione del liquido cefalorachideo;
b.    Ossea, qualsiasi alterazione della struttura, della posizione o della libertà di movimento di una o più ossa;
c.    Dei tessuti molli, qualsiasi alterazione della struttura o della funzione delle meningi, delle vie nervose, delle fasce ecc..

2.    Secondo l’eziologia:
a.    Primarie. Solitamente traumatiche e spesso improvvise. L’effetto di un fattore ambientale dannoso per il meccanismo;
b.    Secondarie. Solitamente insidiose. Possono compensare un mutamento strutturale del cranio e/o della colonna vertebrale. Possono essere il riflesso di irritazioni che si trovano altrove nel corpo.

3.    Secondo il periodo di vita:
a.    Prenatali o intrauterine. Sono solitamente lesioni ossee primarie insidiose. Possono includere lesioni secondarie dei tessuti molli;
b.    Natali. Sono solitamente lesioni articolari membranose, repentine, primarie e traumatiche;
c.    Postnatali. Qualsiasi combinazione di tipo o eziologia.

 

Il liquido cerebro-spinale

 

Il liquido cefalo rachideo è un fluido trasparente, acquoso, leggermente giallastro che si trova nei ventricoli, nello spazio subaracnoideo e nel canale centrale del midollo spinale.
Agisce da supporto e da tampone per il sistema nervoso centrale ed è vitale per il suo metabolismo. Porta le secrezioni del lobo posteriore dell’ipofisi.

a)    Viene prodotto soprattutto nei plessi coroidei dei quattro ventricoli, poi continuando come segue:
b)    Ventricoli laterali
c)    Forami di Morno
d)    III ventricolo
e)    Acquedotto cerebrale
f)     IV ventricolo
g)    Forame di Magendie e forami di Luschka
h)    Spazio subaracnoideo del midollo spinale

Il liquido cerebro-spinale può essere anche riassorbito in parte direttamente nelle vene che attraversano lo spazio subaracnoideo e nei vasi linfatici che accompagnano i nervi cranici e spinali.
Qualsiasi condizione patologica capace di alterare il riassorbimento del liquido cerebro-spinale o di ostacolarne la circolazione, ad esempio un’ostruzione dei forami della volta del IV ventricolo, ovvero di aumentarne la produzione (es. tumori dei plessi coroidei), provoca il cosiddetto idrocefalo. 


Barriere emato-encefalica ed emato-liquorale

Il tessuto nervoso per funzionare correttamente necessita di un ambiente interno estremamente stabile. Tale stabilità è mantenuta dalle barriere emato-encefalica ed emato-liquorale.
Le due barriere consentono il passaggio del sangue al tessuto nervoso e al liquido cerebrospinale, e viceversa, solo di piccole molecole (O2, CO2, Glucosio, Elettroliti e Aminoacidi).
Il substrato morfologico di tali barriere risiederebbe nel fatto che i capillari del sistema nervoso non sono fenestrati e possiedono cellule endoteliali saldate tra loro da zonulae occludentes.

L’epitelio ependimale, invece, consentirebbe la lenta diffusione passiva del liquido cerebro-spinale al tessuto nervoso, anche di macromolecole.

La barriera emato-encefalica è mancante in sette regioni, precisamente in corrispondenza: 
1.    dell’eminenza mediana;
2.    della neuroipofisi;
3.    dell’epifisi;

Le barriere sono altresì assenti in corrispondenza di altre regioni, che però vengono definite come organi circumventricolari, ed è stato ipotizzato che esse agiscano da “finestre encefaliche”, giocando un ruolo integrativo tra sangue circolante, tessuto nervoso e liquido cerebro-spinale.

4.    Area postrema, localizzata nell’estremità caudale della volta del IV ventricolo;
5.    Organo vascolare della lamina terminale, posto in corrispondenza del margine anteriore del III ventricolo;
6.    Organo subfornicale, corrispondente alla volta del III ventricolo;
7.    Organo subcommissurale, situato nel margine posteriore del III ventricolo sotto la commissura posteriore;

 

Compressione del IV ventricolo

 

Sono molti gli orientamenti ai quali la compressione del IV ventricolo è indicata. Nella sezione 3.5 verranno descritti quelli attinenti a questo progetto di ricerca, ma una breve descrizione può essere elencata come segue:


I.    Disturbi del sonno;
II.   Cefalee (ed emicrania) 
III.  Aumentare il drenaggio linfatico delle aree di edema e di trauma;
IV.  Abbassare la febbre, accrescere l’immunità e accelerare la convalescenza;
V.   Invertire una reazione allergica, come a quella ad un veleno o ad una puntura di ape;
VI.  Interrompere un attacco asmatico;
VII. Favorire la mobilità nelle malattie del tessuto connettivo;
VIII. Facilitare la correzione della disfunzione vertebrale osteopatica somatica, che può risultare acuta e dolorosa da trattare localmente;
IX.   Ridurre l’ipertensione arteriosa


X.    Promuovere l’espulsione dal corpo:
a)    dell’infante, in una situazione di inerzia uterina durante il travaglio;
b)    dell’urina da un infante che non ha secreto urina significativa per 24-48 ore dopo la nascita;
c)    dell’escreato dai polmoni di una paziente che ha perso il riflesso della tosse, a seguito di una poliomielite;

 

XI.    Per affrettare la disintossicazione da alcool o droghe.